
EDICOLA NEWS: LE RECENSIONI nr. 467
(recensione del 16 giugno 2026)
in collaborazione con Edicola Birra Fumetteria
album: Squishy Dumpling (Diramix)
card: 135 (1-135)
starter pack: raccoglitore + 1 bustina 7,90€
box: 24 bustine (5 card per bustina) 2,00€ cad.
Un altro fenomeno virale arriva in edicola! Ormai anche il collezionismo è fortemente influenzato dal web e dalle tendenze social, e questa volta tocca agli Squishy Dumpling, piccoli ravioli morbidi che negli Stati Uniti sono diventati un vero e proprio caso mediatico.
Per chi non li conoscesse, gli Squishy Dumpling nascono come piccoli gadget antistress dalla consistenza soffice e piacevole al tatto. Una volta schiacciati tornano lentamente alla loro forma originale, generando quel particolare effetto rilassante che ha contribuito al loro successo. Come spesso accade oggi, il fenomeno è esploso su TikTok, dove milioni di visualizzazioni hanno trasformato questi semplici ravioli in oggetti del desiderio.
Dietro al loro successo c’è però una formula ormai ben collaudata. Gli ideatori hanno diabolicamente saputo combinare tutti quegli elementi che stimolano la curiosità e il desiderio di collezionare: varianti rare e glitterate, confezioni misteriose da aprire, caccia ai pezzi più difficili da trovare, video ASMR e la soddisfazione di completare una collezione. Meccaniche che abbiamo visto recentemente anche in altri fenomeni come i Labubu.
Diramix prova quindi a cavalcare l’onda portando gli Squishy Dumpling nel mondo delle card collezionabili, sperando probabilmente di replicare il successo ottenuto con altre raccolte ispirate a trend virali. L’idea, sulla carta, non sarebbe nemmeno sbagliata. Il problema è che il risultato finale fatica a catturare proprio ciò che ha reso famoso il prodotto originale.

La prima cosa che salta all’occhio è il massiccio utilizzo dell’intelligenza artificiale per la realizzazione degli artwork. I vari Dumpling vengono rappresentati mentre svolgono professioni diverse, praticano attività differenti o indossano costumi particolari. L’effetto iniziale può risultare simpatico e sicuramente molto “cute”, ma dopo poche carte emerge una sensazione di ripetitività difficile da ignorare.
A peggiorare la situazione contribuisce il layout delle carte. Gran parte dello spazio disponibile viene occupato da elementi grafici, statistiche e tre diversi valori di attacco che sembrano suggerire l’esistenza di un gioco. Peccato che all’interno del raccoglitore non venga realmente spiegato come utilizzarli. Il risultato è che l’illustrazione, che dovrebbe essere il cuore della carta, finisce relegata in uno spazio sorprendentemente ridotto.
Dal punto di vista qualitativo le carte sono realizzate in cartoncino. Ammettiamo che inizialmente ci aspettassimo qualcosa di diverso, magari delle lamincards che avrebbero potuto richiamare l’effetto brillante delle varianti rare degli Squishy originali. Nulla di tutto questo: si tratta di carte tradizionali, caratterizzate da bordi viola e suddivise nelle classiche rarità che vanno dalle comuni alle ultra rare e oltre.

Ma il vero problema della raccolta è un altro. Gli Squishy Dumpling sono diventati famosi grazie all’esperienza tattile, alla sorpresa dell’unboxing e alla ricerca delle varianti più rare. Trasformandoli in semplici carte, tutta questa componente viene inevitabilmente persa. Rimane soltanto l’immagine del raviolo, privata però dell’elemento che lo ha reso speciale agli occhi del pubblico.
Anche il confronto con i recenti Brainrot non aiuta. Pur essendo anch’essi fortemente legati ai trend del web e all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, le loro carte riuscivano almeno a proporre personaggi assurdi, imprevedibili e molto diversi tra loro. Qui invece la sensazione è quella di osservare continuamente la stessa idea declinata in decine di varianti quasi identiche.
Infine c’è il prezzo. Le bustine vengono proposte a ben 2 euro l’una, una cifra che appare piuttosto impegnativa considerando il contenuto offerto e la qualità percepita della raccolta. Per una licenza nata da un trend virale e ancora tutta da dimostrare sul mercato italiano, il costo rischia di rappresentare un ulteriore ostacolo.
In definitiva, ci troviamo davanti a una collezione che sembra inseguire un fenomeno piuttosto che reinterpretarlo. L’idea di portare in edicola un trend nato sui social è comprensibile e potrebbe anche avere senso commerciale, ma il prodotto finale non riesce a trasmettere l’energia, la sorpresa e il divertimento che hanno reso popolari gli Squishy Dumpling originali. Più che una raccolta pensata per i collezionisti, sembra un tentativo di sfruttare rapidamente un trend del momento. E quando il trend passerà, sarà difficile trovare motivi validi per continuare a cercare queste carte.
(AM)
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